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FEDERALISMO FISCALE PDF Stampa E-mail
Stoccate di Puccio - Archivio

 

Come noto, il federalismo fiscale è legge.
Nel clima di (giustificata) esaltazione, non sarebbe una cattiva idea coniugare alla soddisfazione per il raggiungimento di questo importante traguardo, un briciolo di sano pragmatismo.

Il sistema contabile statale, centralista, inefficiente e deleterio, è stato fortemente ridimensionato dalla riforma appena approvata, basti pensare al principio della compartecipazione delle Regioni al gettito di determinate imposte o al criterio del “costo standard” che, grazie a Dio, si sostituirà al perverso ed insensato meccanismo del “costo storico”.
Bene, giunti a questo punto, la domanda che ogni lombardo dovrebbe porsi è la seguente, come ho già avuto modo di scrivere in precedenti stoccate: “A me, stringi stringi, cosa ne viene in tasca?”, se vogliamo essere diretti e schietti fin da subito.
La questione, cioè, si pone in questi termini: in tanto il nuovo assetto federale ha un senso, in quanto produca concreti benefici per i cittadini lombardi.
Federalismo fiscale, infatti, significa sostanzialmente una cosa sola: il denaro dei Lombardi resta in Lombardia.
Ora, che con questi quattrini la Regione Lombardia realizzi il pareggio di bilancio o ampli il proprio parco-auto blu, a me, a noi, sinceramente, frega poco, perché la gente non vive di belle parole ma di pane che si acquista con il sudore della fronte.
Ci aspettiamo che le maggiori risorsi finanziarie siano utilizzate dagli enti locali per procurare palpabili e significativi vantaggi ai cittadini lombardi.
Per esempio, così ci capiamo al volo:
  • potenziamento e rinnovamento (anche in chiave ecologica) delle infrastrutture e dei mezzi di trasporto, ponendo rimedio a disservizi e malcostumi tipicamente italiani, ben rappresentati, d’altronde, dal caso-Milano: la Capitale meneghina, la quale è la locomotiva dell’economia della penisola ed uno dei cavalli da scocca di quella europea, non ha i fondi (e sembra davvero una barzelletta) per costruirsi quelle tre linee della metropolitana, che farebbero davvero comodo non solo agli stessi milanesi ma anche (e soprattutto) a migliaia di lavoratori pendolari, con la conseguenza che la Moratti è costretta a piangere miseria a roma per elemosinare una mangiata di spiccioli.
  • Abolizione completa dei caselli autostradali.
  • Soppressione dei ticket sanitari, così che nessuno versi più un solo centesimo per un esame del sangue.
  • Agevolazioni finanziarie per chi apre un nuovo esercizio.
  • Mutui a tasso agevolato per i giovani che vogliano acquistare la prima casa.
  • Libri di testo gratuiti agli studenti delle scuole pubbliche…
Voi direte: “E’ fantascienza”. Mica tanto: perché non chiedete a valdostani ed sudtirolesi se sia fantascienza tutto questo o, invece, la realtà. Per loro, s’intende.

…e una prima profonda crepa si è aperta nella muraglia romana…

Post scriptum.
Le comunali si avvicinano. Il pregio (ed anche il difetto purtroppo) della Democrazia sta nell’elettività delle cariche politiche, nel fatto che anche una lista civica, che amministra un comune ormai da 30 anni, che ha vinto le passate elezioni con una percentuale bulgara e che sembra apparentemente invincibile, possa essere spazzata via con un battito di ciglia.
Nel segreto dell’urna.
Perché in quel non-luogo che è l’urna, cittadino cerianese, torna a brandire lo scettro del potere, come i grandi re dei tempi antichi, e pensa: “Qui dentro comando io”.
La cabina elettorale è uno scudo impenetrabile sorretto da un’antica amica: la Democrazia.
Nessuno vede, nessuno sa.
E allora, cittadino sovrano, nell’intimità dei tuoi pensieri, decidi: e assumiti la responsabilità della tua decisione.
Il mio augurio: che tu scelga bene.
Il mio consiglio: ribellati e combatti in prima linea con la Lega.


 

Lombardia libera!

Giovanni Angaroni

 

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