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CHIARE, FRESCHE ET DOLCI ACQUE PDF Stampa E-mail
Stoccate di Puccio - Archivio

 

Verificato, come potete leggere nell’articolo in homepage, che i fetidi scarichi fognari, lungi dall’essere depurati, si riversano nel Guisa, diamo un’occhiata all’ormai nota pronuncia della Corte costituzionale relativa al rimborso del c.d. “canone” di depurazione delle acque reflue.


Vediamo, innanzitutto, quale sia la funzione di questo organo giurisdizionale. Esso controlla che una norma giuridica NON contrasti con la Costituzione: dunque, è il custode, il Cerbero posto a guardia della Suprema Carta. Se appura che una disposizione di legge confligge con la Costituzione, la Consulta ha il potere di dichiararla incostituzionale e, di conseguenza, celebrarne il funerale, annullarla, cancellarla dall’ordinamento.
Passiamo, ora, ad analizzare per sommi capi la sentenza n. 335 del 10 ottobre 2008.
Una mattina, al sig. S. è recapitata, puntuale come un orologio svizzero, la bolletta dell’acqua.
Questi salda e si domanda: “Se gli scarichi fognari non sono depurati dall’ente che gestisce il servizio idrico, perché mai io dovrei pagare una prestazione che, di fatto, non mi viene resa?”.
Il sig. S., a differenza della maggior parte dei Lombardi che, sulle prime, borbotta ma poi si tura il naso e, in nome del quieto vivere, caccia il denaro e tace, non si rassegna e, onde ottenere il rimborso del “canone” di depurazione versato, adisce il Giudice di Pace di Gragnano, citando in giudizio la G.o.r.i., società di gestione del servizio idrico del comune in cui egli vive.
Il sig. S. afferma: “Rimborsatemi”. La G.o.r.i. risponde picche, facendo leva sull’art.14, comma 1, l.n.36/1994 il quale recita: “la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi”; il “canone” in questione, dunque, deve sempre e comunque essere versato dal cittadino e nel caso in cui gli scarichi fognari siano depurati e nell’ipotesi in cui non lo siano.
Il sig. S. controbatte che tale disposto viola l’art.3 della Costituzione, il quale sancisce il principio di uguaglianza di tutti i cittadini, dal primo all’ultimo, davanti alla legge. In effetti, il cittadino che paga il “canone” senza usufruire del servizio di depurazione, è discriminato (cioè non è uguale a) rispetto al cittadino che paga il medesimo “canone”, beneficiando, però, del servizio di depurazione.
Il sig. S. solleva, in questo modo, quella che in gergo tecnico è definita “Questione di legittimità costituzionale”, su cui non è competente il Giudice di Pace ma la Consulta, alla quale gli atti sono, così, trasmessi.
E veniamo al nocciolo della vertenza: il Giudice delle Leggi afferma che il “canone” di depurazione delle acque reflue non ha natura di tributo ma di corrispettivo di diritto privato.
Qual è la differenza?
Il tributo, in quanto tale, è sempre dovuto.
Il corrispettivo, per definizione, è dovuto solo a fronte di una prestazione. Ad esempio, compro un “giro” sull’autoscontro (servizio), pago il corrispettivo (prezzo del biglietto).
In conclusione, se il canone di depurazione è un corrispettivo, l’art. 14, comma 1, l.n. 36/1994 è incostituzionale perché, discriminando i cittadini, si pone in netto contrasto con l’art. 3 della Costituzione.
Ora che anche la potente Corte costituzionale si è schierata, in modo chiaro ed inconfutabile, al fianco dei cittadini, ora che anche il pezzo da novanta è sceso in campo in favore del popolo contro roma Ladrona, la strada maestra per ottenere il rimborso del “canone” di depurazione è ormai ben delineata.
Non dimenticatevi di ritirare i relativi moduli presso la nostra sezione e non esitate a contattarci per qualsiasi informazione.
Volete approfittarne o no?

p.s.: solidarietà a De Magistris ostracizzato dalle nuove P2 per aver toccato un nervo scoperto del corrotto “sistema” italiano.

 

Lombardia libera!

Giovanni Angaroni

 

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