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Stoccate di Puccio - Archivio

Il presidente Napolità, in visita il 26 marzo scorso presso la Serenissima Repubblica di Venezia, ha affermato: “ Il FEDERALISMO FISCALE è un OBBLIGO COSTITUZIONALE cui non si può rinunciare e che non può essere rimandato”.
Sottoscrivo in toto queste parole.

 

L’art.119 della Costituzione, infatti, riformato con legge costituzionale n.3/ 2001 dai comunisti col turbante dell’allora governo di centrosinistra, istituisce e disciplina il federalismo fiscale. Peccato che questa norma sia lettera morta ovvero non sia mai stata attuata con legge ordinaria: il federalismo fiscale sta lì in bella vista nero su bianco ma non è operativo.

Né, prima, l’esecutivo di centrodestra né, poi, l’Unione hanno mai dato esecuzione al 119. Quid? Forse perché, dopo un secolo e mezzo del più tenace centralismo, tutto ciò che comporta o richiama anche solo lontanamente un assetto federale provoca l’orticaria a Roma Ladrona.

Aperta parentesi. Cari politici della dolce vita romana, la Costituzione non si esaurisce nelle solite, trite e ritrite tre disposizioni, ripetute in ogni salsa fino alla nausea, di cui, con una certa qual aria di supponenza, vi riempite la bocca: “La sovranità appartiene al popolo”, “ La Repubblica è una e indivisiBBile”, “ L’Italia ripudia la guerra”. Fatemi, fateci un favore: dal momento che, benché ben retribuiti anzi super pagati, non lavorate e trascorrete le nottate come panciuti trimalcioni, sperperando nella bamba e nelle marchette il denaro dei contribuenti, di cui alla fine del mese vi riempite le brache, trovate almeno il tempo di leggervela TUTTA, con calma e attentamente la Carta costituzionale! Chiusa parentesi.

Resto, comunque, pessimista: i palazzi capitolini prestano ascolto al Capo dello Stato solo quando fa comodo loro e, non a caso, un eloquente silenzio è subito calato su queste sue dichiarazioni.

Per completezza d’informazione, vi riporto il dispositivo dell’art.119 con qualche parentesi chiarificatrice, se volete buttargli un’occhiata.

Art.119. I COMUNI, le PROVINCE, le CITTA’ METROPOLITANE e le REGIONI hanno AUTONOMIA finanziaria di ENTRATA e di SPESA.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno RISORSE AUTONOME. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate PROPRI, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario (materia di legislazione concorrente ai sensi dell’art.117,3 Costituzione; cioè lo Stato fissa i principi fondamentali e la Regione disciplina in dettaglio).Dispongono di COMPARTECIPAZIONE al gettito di tributi erariali RIFERIBILE AL LORO TERRITORIO (facciamo un esempio: la Lombardia ogni anno paga allo Stato 100 a titolo di IVA cioè il gettito fiscale dell’IVA pagata in Lombardia è pari a 100. La Lombardia cum-partecipa a questo 100 ossia partecipa cum, con lo Stato a questo 100. Per cui, per esempio, la Lombardia incassa 90 e di questi 90 fa quello che le pare,; Roma incamera 10 anziché, come accade ora, 100).

La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.

Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.

Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere per scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare le spese di investimento. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.

Sa vedum!

 

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Giovanni “Puccio” Angaroni

 
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