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Eragon PDF Stampa E-mail
Cinema - Archivio

 

USA, 2006, genere: fantastico, regia: Stefen Fangmeier

Tratto dall’omonimo romanzo, opera del giovanissimo Christopher Paolini, Eragon è il primo dei tre capitoli che compongono la “Trilogia dell’eredità”, saga fantasy letteraria che negli Usa ha riscosso un clamoroso successo tanto da superare nelle vendite persino il “rivale” Harry Potter.

 

Riadattata per il film, la trama non spicca certo per originalità. La storia è ambientata in una terra fantastica di nome Alagaesia ed è proprio qui che Eragon, scaltro e coraggioso sedicenne, trova per caso un uovo di grandi dimensioni, il cui schiudersi porterà allo sconvolgimento della sua vita.

Dall’enorme uovo uscirà la dragonessa Saphira e da quel momento il destino del ragazzo sarà segnato; egli diventerà infatti colui che riporterà in vita l’ormai scomparso Ordine dei Cavalieri dei Draghi, uomini valorosi il cui fine era quello di assicurare la pace sconfiggendo il male.

Eragon e Saphira affronteranno insieme un lungo viaggio che li porterà a liberare la principessa Arya da un maleficio e a salvare il mondo dalle forze oscure che lo opprimono.

 Insomma, è una trama piuttosto banale, la tipica favola fantastica intrisa di magia e improntata sul classico binomio della lotta tra il bene e il male.

Come se non bastasse il film non ha una conclusione, o meglio, ha un finale lasciato talmente in sospeso da non soddisfare lo spettatore e da non concedergli dubbi sulla prossima uscita del sequel.

Il cast, composto per lo più da esordienti a partire dal regista Stefen Fangmeier e dal giovane Edward Speleers (Eragon), vede anche la presenza di attori di fama consolidata come Jeremy Irons nelle vesti di Brom, cavaliere il cui compito è quello di iniziare il ragazzo all’arte della cavalleria o Robert Carlyle e John Malkovich nei panni dei cattivi della situazione.

La trasposizione cinematografica, come accade il più delle volte, non è all’altezza dell’omonimo letterario; numerose sono le parti omesse tanto che, di frequente, pare non esserci consequenzialità logica tra le sequenze, il ritmo è spesso lento e molte scene improbabili come ad esempio il passaggio da cucciolo ad adulto del drago durato il tempo dello stacco di un’inquadratura.

In molte parti il regista tenta di emulare, senza però riuscirci, la trilogia del “Signore degli anelli” diretta dal ben più capace Peter Jackson; simili sono i paesaggi e le inquadrature panoramiche così come personaggi quali nani ed elfi tuttavia privati delle loro caratteristiche identificative principali come ad esempio le orecchie appuntite.

 Decisamente inappropriata poi la scelta di affidare il doppiaggio della dragonessa ad Ilaria D’amico, la sua è una recitazione priva di espressività e di pathos che mal si adatta alle situazioni vissute dal personaggio al quale presta la voce.

Eragon è una pellicola non del tutto riuscita tuttavia piacevole, dedicata soprattutto agli amanti del genere fantasy senza troppe aspettative.

Riadattata per il film, la trama non spicca certo per originalità. La storia è ambientata in una terra fantastica di nome Alagaesia ed è proprio qui che Eragon, scaltro e coraggioso sedicenne, trova per caso un uovo di grandi dimensioni, il cui schiudersi porterà allo sconvolgimento della sua vita.

 Dall’enorme uovo uscirà la dragonessa Saphira e da quel momento il destino del ragazzo sarà segnato; egli diventerà infatti colui che riporterà in vita l’ormai scomparso Ordine dei Cavalieri dei Draghi, uomini valorosi il cui fine era quello di assicurare la pace sconfiggendo il male.

 Eragon e Saphira affronteranno insieme un lungo viaggio che li porterà a liberare la principessa Arya da un maleficio e a salvare il mondo dalle forze oscure che lo opprimono.

 Insomma, è una trama piuttosto banale, la tipica favola fantastica intrisa di magia e improntata sul classico binomio della lotta tra il bene e il male.

Come se non bastasse il film non ha una conclusione, o meglio, ha un finale lasciato talmente in sospeso da non soddisfare lo spettatore e da non concedergli dubbi sulla prossima uscita del sequel.

Il cast, composto per lo più da esordienti a partire dal regista Stefen Fangmeier e dal giovane Edward Speleers (Eragon), vede anche la presenza di attori di fama consolidata come Jeremy Irons nelle vesti di Brom, cavaliere il cui compito è quello di iniziare il ragazzo all’arte della cavalleria o Robert Carlyle e John Malkovich nei panni dei cattivi della situazione.

La trasposizione cinematografica, come accade il più delle volte, non è all’altezza dell’omonimo letterario; numerose sono le parti omesse tanto che, di frequente, pare non esserci consequenzialità logica tra le sequenze, il ritmo è spesso lento e molte scene improbabili come ad esempio il passaggio da cucciolo ad adulto del drago durato il tempo dello stacco di un’inquadratura.

In molte parti il regista tenta di emulare, senza però riuscirci, la trilogia del “Signore degli anelli” diretta dal ben più capace Peter Jackson; simili sono i paesaggi e le inquadrature panoramiche così come personaggi quali nani ed elfi tuttavia privati delle loro caratteristiche identificative principali come ad esempio le orecchie appuntite.

 Decisamente inappropriata poi la scelta di affidare il doppiaggio della dragonessa ad Ilaria D’amico, la sua è una recitazione priva di espressività e di pathos che mal si adatta alle situazioni vissute dal personaggio al quale presta la voce.

Eragon è una pellicola non del tutto riuscita tuttavia piacevole, dedicata soprattutto agli amanti del genere fantasy senza troppe aspettative.

 
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Eleonora&Ilaria

 

 

 

 
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