Contenuto Principale
DIMMI CHE LAVORO FAI E TI DIRO' CHI VOTI (PARTE III) PDF Stampa E-mail
Articoli - Gli Articoli scritti da noi

Alla fine di queste considerazioni mi sono fatto una domanda banale e scontata, perché spesso la verità si trova sotto il nostro naso, ma impegnati come siamo a complicarci la vita cerchiamo altrove ciò che si trova a portata di mano.

La domanda è la seguente: “Ma i militanti Pd che plaudono ai propri rappresentanti politici che hanno votato la riforma Fornero, che ci hanno massacrato di tasse, spesso inutili, che predicano attenzione “agli ultimi e ai deboli”, mentre “trescano” con banchieri e finanzieri, che diavolo di lavoro fanno? Sono contenti di pagare montagne di tasse, sono contenti di essere licenziati, sono contenti di togliersi la vita a causa della rapacità del fisco italiano, oppure c’è dell’altro?” Quando si ha in mente una teoria occorre dimostrarla attraverso la sperimentazione, questo ce lo insegna la scienza. Quando ad esempio gli etologi studiano il comportamento degli animali analizzano il comportamento di due o più esemplari o di una piccola comunità, e poi vedono se il risultato dello studio è estendibile o meno alla generalità della specie. Così tenterò di fare analizzando il partito politico “PD”.

Come “cavie” del mio studio ho preso il circolo del PD di Ceriano Laghetto e ho cominciato la mia indagine ponendomi le seguenti domande:

1) ma tutta la gente che ruota intorno al gruppo sotto osservazione, che lavoro fa?

2) come hanno ottenuto il lavoro che fanno?

3) che tipo di lavoro svolgono?

4) in che misura le sorti del loro lavoro sono legate alla congiuntura economica?

5) quali ripercussioni ha la propria condizione economica e sociale (quella che loro quando si rivolgono agli altri chiamano con disprezzo“l’orticello”) sulle idee politiche da loro professate? I risultati sono interessantissimi. E illuminanti. In genere coloro che predicano austerità e sacrifici in nome di presunti alti ideali, sono quelli che i sacrifici non li fanno perché hanno la fortuna di avere un posto di lavoro sicuro, fisso e a tempo indeterminato, dovuto ad una occupazione ottenuta nel settore privato, grazie ad una raccomandazione che funge da ombrello protettivo nel tempo a fronte di eventuali licenziamenti, oppure una tessera di partito (con militanza connessa), che svolge le stesse funzioni. Per tutti gli altri c’è la mobilità o la cassa integrazione quando va bene, o il licenziamento.

E’ chiaro che costoro, qualunque scandalo investa“il partito” non lo abbandoneranno mai, per fedeltà ai loro benefattori e continueranno a votare la medesima area politica che gli garantisce un alto tenore di vita. Lo stesso discorso vale per coloro che dalla medesima area politica di riferimento hanno ottenuto un posto di lavoro nel settore pubblico, i quali fino ad ora sono protetti anche livello governativo da ogni eventuale riforma della pubblica amministrazione. In particolare chi lavora nel settore pubblico può, più degli altri, essere contento dell’Euro e della globalizzazione dei mercati, per il semplice motivo che non producendo beni di consumo per il mercato ma servizi per la collettività, lavora in un settore che è sottratto alla concorrenza. Quindi costoro possono essere europeisti, globalisti e immigrazionisti quanto gli pare, tanto i costi sociali (leggi tagli e disoccupazione) non saranno loro a sopportarli, ma gli altri. Quindi, pezzi importanti del settore pubblico e privato sono occupati da intoccabili e costituiscono lo zoccolo duro del Partito Democratico, un ceto sociale reazionario e refrattario ad ogni riforma che tocca i loro interessi, ma favorevole a qualsiasi riforma che ricade sugli altri, in nome dell’Europa ovviamente.

Una minoranza sociale compatta, organizzata e determinata a difendere fino all’ultimo i propri personali interessi, quindi facilmente mobilitabile in caso di elezioni o in particolari momenti della vita politica, in quanto l’interesse di partito viene a sovrapporsi perfettamente con il proprio particolare interesse. Un clientelismo“dal volto umano” mascherato da“impegno sociale”, e da nobili ideali di amore e umanità, che “costituiscono il velo di ipocrisia con cui nascondere il particolarismo dei propri interessi”.

Così funziona il centrosinistra a Ceriano Laghetto e con modalità non dissimili lo è anche a livello nazionale. Abbiamo tolto il velo dell’ipocrisia al Pd per vederlo per ciò che è realmente: un ex- presunto partito dei lavoratori che abbraccia incondizionatamente le politiche europee di austerità e miseria imposte dalle lobby bancarie e finanziarie nazionali ed internazionali. La parabola trasformistica del vecchio Pci, ovvero i rinnegati di ieri, ai quali per via delle loro posizioni politiche ostili al capitalismo venivano esclusi da posizioni di governo, si è compiuta con l’alleanza con spezzoni della vecchia sinistra democristiana ed è sfociata nel Pd: un partito collaborazionista della finanza nazionale ed internazionale in cambio del via libera ad occupare responsabilità di governo. Qualcuno potrà giustamente obiettare di conoscerne personalmente uno o più esponenti di quel partito che “sono brave persone” e che questa ricostruzione è sbagliata perché non è vero che “sono tutti uguali”. E infatti non si intende generalizzare, ma solo evidenziare come un determinato ceto sociale è presente stabilmente in un partito politico, e con la sua presenza ne costituisce i tratti distintivi, nonostante le “tante brave persone” che in sincera buona fede collaborano insieme a questi.

 
Ricerca / Colonna destra

Questo sito utilizza dei cookie tecnici e di terze parti. Continuando con la navigazione l'utente accetta il loro utilizzo. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, vedere la nostra privacy policy.

Accetto i cookie provenienti da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information