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RIFLESSIONE SUL 17 MARZO PDF Stampa E-mail
Stoccate di Puccio - Archivio

 

17 marzo: festa (una tantum) dei 150 anni dell’unità nazionale.



Di fronte ad un evento del genere, possiamo decidere di sperticarci in applausi meccanici alla solita, artificiosa retorica repubblicana, ormai stantia ed auto-referenziale, trangugiando le vuote frasi scioviniste e pre-confenzionate, che i vari politichetti di turno (e di professione) pronunceranno all’uscita dai palazzi capitolini, con la pancia piena, il portafoglio rigonfio ed un certo qual grado di spocchia e con l’obiettivo (più o meno conscio) di ostacolare la Lega, arrestare il processo riformatore e preservare lo status quo ossia, in poche parole: “Lasciare tutto com’è”.


Oppure è possibile chiedersi, con spirito critico: “Ma, in fin dei conti, che cosa si festeggia?”.


Dovrei forse intonare un peana allo stato italiano, ferro vecchio ottocentesco, centralista, corrotto, elefantiaco, burocratico ed assistenzialista? A chi massacra di tasse le piccole e medie imprese lombarde (l’Italia è terza al mondo per pressione fiscale (43,5% del Pil) dopo i Welfare States Danimarca e Svezia: dati Ocse)? A chi non mette mano ad un mercato del lavoro marcio, in cui i giovani restano impantanati in stage infiniti, contratti farlocchi e concorsi pubblici truccati (l’Italia è al penultimo posto nell’Unione Europea (prima dell’Ungheria) per tasso di occupazione giovanile: dati Ocse)? Ad un carrozzone sferragliante che è riuscito, con la sua incompetenza, ladreria e dabbenaggine, ad accumulare il terzo debito pubblico al mondo?


Dovrei forse masochisticamente compiacermi di quel porcile che è la casta politica, incapace, trimalcionica, imbalsamata e ben rintanata nel caldo letargo dei salotti romani, criticare la quale è ormai diventato tragicomicamente davvero troppo facile? Di una montagna monolitica che da decenni non si rinnova? Di volti che da anni si riciclano continuamente (come tutti i rifiuti, aggiungerei)? Di stipendi faraonici e prebende vergognose di ogni tipo elargiti ad onorevoli lazzaroni? Di baldracche d’alto bordo (…scusate: escort…) e di transessuali (questi, anche da marciapiede…), cui si accompagnano i falsi moralisti ed i cocainomani proibizionisti? Del nepotismo dilagante, che premia le nullità e mortifica la meritocrazia? Di chi si riempie la bocca di tante belle parole e poi razzola male?


Ché, signori, quando si parla di stato italiano, di questo si parla, cosa credete?! Siamo adulti ormai: le favolette risorgimentali non fanno più per noi.


Ma, non avendo altri argomenti, i trinariciuti scomoderanno, di nuovo, i Morti ammazzati della Grande Guerra, senza specificare che si trattava di giovani mandati a morire: inutilmente strappati al calore delle famiglie da uno stato guerrafondaio e inviati nel pantano sanguinolento delle trincee.

I Morti, io li prego con rispetto in cimitero, senza strumentalizzarli per giustificare una festa ipocrita e non sentita, che balzerà agli onori dei calendari solo come mera occasione per un inaspettato ponte vacanziero.


Allegra la fanfara ma, calato il sipario, spente le luci, svuotatasi la sala, terminata, in una parola, la carnevalata tricolore, il mondo torna a chiamare, reale, duro, freddo e nebbioso.


Per cui, chi vuole applaudire e sventolare bandierine, lo faccia pure: “cornuto e mazziato”.

 

 

Lombardia libera

                                                                    

                                                                                Giovanni Angaroni

 
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