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BAILE ATHA CLIATH PDF Stampa E-mail
Stoccate di Puccio - Archivio

 

Non è una formula magica. Significa Dublino, in Gaelico: antica lingua dell’orgoglioso popolo irlandese.


Questa scritta è apposta sulla segnaletica stradale delle vie dublinesi, dove precede la dicitura in inglese, idioma dell’invasore. Gente di Dublino, è proprio vero.

In Lombardia, infatti, forze politiche sinistrorse e petulanti si scandalizzano, come donnicciuole bacchettone di fine ‘800, ogni qual volta un’amministrazione comunale, compresa quella di Ceriano Laghetto, osa affiggere toponomastica bilingue.

A me, francamente, non disturba leggere su di un cartello stradale, quasi fosse una bestemmia, il nome di un paese, oltre che in italiano, anche in Lombardo. E sono sicuro che a nessun cittadino, checché ne dicano le zabette del web, questa iniziativa provochi l’orticaria: i quattro gatti che affermano il contrario, lo fanno, senza, tra l’altro, spendere il benché minimo sensato e valido argomento, probabilmente per pregiudizi di natura squisitamente politica. Oppure non hanno mai messo in piede in Trentino, dove la toponomastica bilingue, italiano – ladino, è la pacifica regola.

Che poi, quale sia la pietra dello scandalo (sempre che ci sia), se non puerili polemiche precotte e acritiche, sinceramente non lo capisco.

Io lo considero un piccolo gesto per ricordare, per lo meno, un patrimonio culturale antico e caro a tutti i Lombardi: non sono infatti così sprovveduto da non rendermi conto che non sarà certo un paio di cartelli bilingue a salvare l’idioma Lombardo dal lento decadimento che, salvo riforme strutturali, a partire dal suo insegnamento nelle scuole accanto all’italiano, ne decreterà forse la morte.

Ma purtroppo la nostra Terra ha davvero la sfortuna di doversi sorbire queste sedicente sinistra insipida e sfigatella, lontana anni luce dalla sanguigna sinistra indipendentista catalana o dal Sinn Fein irlandese.

I veri autonomisti non possono far altro che dirsi lieti dell’affissione di cartelli bilingue.

 

Lombardia libera

                                                                    

                                                                                                            Giovanni Angaroni

 
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