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FEDERALISMO DEMANIALE PDF Stampa E-mail
Stoccate di Puccio - Archivio

 

In attuazione dell’art. 19 della Legge sul federalismo fiscale (Legge n. 42/2009), il Governo ha approvato il Decreto legislativo n. 94/2010 (c.d. federalismo demaniale).

 

 

Beni di proprietà dello stato, quelli, ad esempio, appartenenti al demanio marittimo o idrico come spiagge, fiumi, torrenti e laghi (art. 822, comma 1, Codice Civile), miniere o ancora isole formatesi nel letto di un torrente (art. 945 c.c.), per lo più abbandonati all’incuria o, comunque, non adeguatamente valorizzati da roma, vengono, gratuitamente, e nel rispetto, ovviamente, del principio di sussidiarietà costituzionalmente sancito, trasferiti a quegli enti territoriali (Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni), che ne facciano richiesta.

 

Questo il senso complessivo del decreto legislativo, la cui ratio (che, poi, in definitiva, permea di sé l’intera riforma federale) è semplice e pragmatica: solo le comunità locali possono fornire ai propri beni quella valorizzazione che lo stato italiota, distante, inefficiente e sordo al popolo, non è strutturalmente in grado di approntare.

 

Particolarmente interessante, a parer mio, l’art. 2, ai sensi del quale: “L’ente territoriale, a seguito dell’attribuzione, dispone del bene nell’interesse della collettività rappresentata”.

Per una volta, l’esprit des lois non si perde in generici riferimenti ad un superiore, retorico ed autoreferenziale “interesse nazionale”, che non si è mai capito cosa significhi esattamente e, soprattutto, la condotta di quali soggetti debba ispirare: vi ricordo – uno dei migliaia di esempi – che  in nome di questo “interesse nazionale” le istituzioni, anche comunitarie, si affannano oggi per innalzare l’età pensionabile a 65 anni, quando, però, parallelamente, quei professionisti della politica, che si auto-proclamano onorevoli, maturano il diritto alla pensione dopo solo 30 mesi di legislatura (!). Allora per chi vale l’“interesse nazionale”? Si predica bene e si razzola male, in questo Paese marcio.

 

Attendiamo ora il secondo decreto attuativo della riforma federale, che fisserà, tra l’altro, le aliquote di compartecipazione al gettito di determinate imposte (a partire dall’Iva), con la realistica consapevolezza che decentrare significa altresì responsabilizzare: il passo successivo dovrà essere uno svecchiamento ed un rinnovamento di questa insozzata casta politica, incapace, arraffona ed ormai decotta nonché la cacciata degli zombie della Prima Repubblica, i quali, purtroppo, infestano ancora le strade oneste della nostra Lombardia.

 

Lombardia libera!

Giovanni Angaroni

 

 

 
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